Otsukimi e il mito di Kaguya-hime – La Luna piena d’autunno

20/09/2018 16:34:58 - Tè e Leggende

Otsukimi e il mito di Kaguya-hime – La Luna piena d’autunno

Il mito di Kaguya-hime

La leggenda racconta di un vecchio tagliabambù che, passeggiando in un bosco, si imbatté in un uno stelo di bambù splendente nella notte. Quando lo spaccò a metà, però, al suo interno trovò una ragazza così minuscola che poteva stare sul palmo di una mano.

Il vecchio immaginò che fosse un dono degli dei: infatti lui e la moglie erano vecchi e non avevano potuto avere figli. Decise quindi di portarla a casa e di crescerla. Da quel momento in poi ogni volta che il vecchio tagliava una canna di bambù, all’interno ci trovava sempre una moneta d’oro, che gli permise di arricchirsi in breve tempo.

La ragazza fu chiamata Kaguya-hime, principessa splendente del bambù. Crescendo acquistò una straordinaria bellezza, al punto che le si presentarono alla porta cinque principi che la chiesero in sposa.

La ragazza stabilì una competizione tra i principi, la ricerca di un tesoro impossibile da trovare: la sacra ciotola del Buddha, un ramo di un albero dal tronco d’oro e dalle foglie d’argento, la pelle di un topo di fuoco della Cina, il gioiello multicolore sulla testa di un drago e la conchiglia nascosta nella pancia di una rondine.

Nessuno portò mai a compimento l’impresa, nemmeno con l’imbroglio, e anzi uno dei principi perse la vita nel tentativo.

Con l'avvicinarsi dell'autunno però Kaguya-hime diventava sempre più introversa. Quando il vecchio padre le chiese il motivo, lei rispose di appartenere a un altro mondo.

L’imperatore, che era uno dei suo pretendenti, la sentì e, per non lasciarla andare, circondò la casa della ragazza con i soldati. Ma dalla Luna scesero dei guerrieri per proteggere la donna, che accecarono i soldati.

Quando fu il momento, gli emissari della Luna vestirono Kaguya-hime con un abito piumato appartenuto all’ancella celeste: subito i suoi ricordi della Terra svanirono. Fu attratta da una forza invisibile, che la riportò sulla Luna.

Prima di andare, Kaguya-hime aveva lasciato ai genitori la sua veste fatta di fili d’oro. Inoltre lasciò un elisir di immortalità e una lettera di addio da consegnare all’imperatore.

L’imperatore la lesse, ma fu presto da uno sconforto enorme e stabilì di non voler vivere in eterno se non poteva stare con la sua amata. Per cui bruciò l’elisir sulla cima della montagna più alta del Paese, il punto più vicino alla Luna.

La montagna era il Monte Fuji. Il suo nome deriva infatti dal giapponese fushi, che significa «immortalità».

Secondo l’antico calendario la Luna piena sarebbe stata il giorno 15 dell’ottavo mese, che corrisponde appunto all’attuale settembre.

 O-Tsukimi oggi

La festa O-Tsukimi (che significa «ammirare la Luna piena») viene celebrata ogni anno in Giappone e ha origine nel Festival di metà autunno cinese. Nel tempo della sua nascita, i nobili della corte Heian (periodo tra il 794 e 1185 d.C.) si riunivano per guardare la luna piena, comporre musica e versi di poesia. Nella tradizione cinese aveva infatti un carattere poetico, mentre i giapponesi la trasformarono in una ricorrenza agricola.

Oggi lo tsukimi si celebra offrendo alla luna i celebri tsukimi-dango 月見団子, dolcetti di riso glutinoso la cui forma ricorda quella della luna piena, insieme a ciuffi di susuki, graminacea che somiglia al riso e che viene offerta, in sostituzione a questo, come buon auspicio per il raccolto (tradizione che risale al periodo Edo).

Oltre, ovviamente, a dedicarsi alla contemplazione della bellissima luna piena. Per questa ricorrenza si consumano anche piatti “dedicati”, come ad esempio gli tsukimi soba o udon, conditi con un uovo crudo coperti da brodo bollente e alghe nori. Il tutto accompagnato da una tazza di tè matcha tradizionale. 

Il coniglio della Luna 月の兎

In Giappone si crede che sulla luna vi abiti un coniglio. Tale credenza deriva dalla particolare conformazione dei crateri lunari che rimanda all’immagine di un coniglio, seduto sulle zampe posteriori con un mortaio e un pestello (per preparare i mochi, secondo la tradizione giapponese). Il motivo per cui un coniglio dovrebbe trovarsi sulla Luna è spiegato da un’antica leggenda buddista (Śaśajâtaka).

Secondo la leggenda, infatti, quattro animali, una scimmia, una lontra, uno sciacallo e un coniglio incontrarono un anziano viandante sfinito dalla fame, e si diedero un gran da fare per procacciargli del cibo: la scimmia si arrampicò sugli alberi e colse della frutta; la lontra si procacciò del pesce e lo sciacallo rubò del cibo da una casa incustodita.

Il coniglio invece, privo di particolari abilità, non riuscì a procurare altro che dell’erba. Determinato ad offrire qualcosa al vecchio, l’animale si gettò nel fuoco, donando se stesso al povero mendicante, il quale si rivelò essere una divinità che, commosso dall’eroica virtù del coniglio, disegnò la sua immagine sulla superficie della Luna, affinché fosse ricordata da tutti (fonte: Wikipedia).

Leggi anche: La cerimonia del tè Giapponese

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